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5 cose che (forse) non sapevi sulla pubblicità

We Can Do It! pubblicità

"Rosie la Rivettatrice". Manifesto pubblicitario della seconda guerra mondiale che invitava le donne a prendere il posto di lavoro degli uomini partiti per il fronte: «Possiamo farlo!» (Opera di J. Howard Miller).

5 cose che (forse) non sapevi sulla pubblicità

 

Cos’è la pubblicità?

La pubblicità è una forma di comunicazione usata dalle imprese ai fini di migliorare la proprio immagine agli occhi del pubblico. L’obbiettivo è influire positivamente sugli atteggiamenti del pubblico o consumatore. Si può certamente dire che la pubblicità sia una forma di persuasione e si dice efficace se riesce a fidelizzare l’utente finale grazie anche ai valori trasmessi da essa.

 

1.  E’ antica

La pubblicità ha origini molto antiche. Sui muri distrutti dell’antica Pompei possiamo ancora leggere alcune scritte che invitano a votare per un candidato politico ed alcune insegne di una bottega raffiguranti le fasi di lavorazione della stoffa. Dopo l’invenzione della stampa, il tipografo britannico William Caxton diffonde nel 1479 un opuscolo dove reclama le sue pubblicazioni. I primi voltantini invece faranno la loro comparsa qualche decennio dopo.

 

2. Può essere invadente

Con la diffusione della radio negli anni ’20, era considerato prettamente inopportuno trasmettervi pubblicità poichè le case dei cittadini erano considerate uno spazio privato. Non ci volle molto tempo prima che qualcuno infrangesse questa barriera. Infatti un programma radio di successo di quell’epoca, chiamato Amos n’ Andy, iniziò a trasmettere interruzioni pubblicitarie. Capirono subito l’impatto che avrebbe avuto l’effecacia persuaviva della pubblicità su una massa cosi ingente di persone.

 

3. Non ha un solo scopo

Può avere tantissime classificazioni, forse la più semplice e balisare è la classificazione in base al fine:

  • Pubblicità commerciale: volta a reclamizzare un prodotto di mercato (o comunque la ditta che lo produce). È la forma di pubblicità più diffusa.
  • Pubblicità sociale: volta a promuovere finalità socialmente rilevanti.
  • Advocacy advertising: volta a promuovere un consenso relativo a tematiche su cui esiste una divergenza di opinioni.
  • Pubblicità pubblica: impiegata dallo Stato o dalla Pubblica Amministrazione volta a comunicare informazioni relative ai diritti e ai doveri dei cittadini.
  • Propaganda politica: volta a reclamizzare un partito o un’idea politica.

 

4. Può essere sessista

A volte capita che si ha poco tempo a disposizione per buttare giù un’idea, quindi si utilizzano frequentemente preconcetti e stereotipi riconducibili alla pubblicità sessista: bambini felici in una casa confortevole, la donna in cucina o che pulisce casa e l’uomo al lavoro. Talvolta accade che essa utilizzi dei contro-ruoli allo scopo di richiamare l’attenzione dell’utente finale, oppure che cerchi di essere provocatoria. Cerca di sedurre la mente attraverso una immagine “politicamente corretta”.

 

5. E’ punibile

Alcuni organi pubblici o privati si incaricano di fare rispettare le regole. Esistono anche organi di etichettamento, organi di controllo e anche i tribunali possono essere investiti di questo compito. Questo controllo si esercita sul contenuto (ad esempio non troppo sesso come nel caso della pubblicità erotica o non troppa violenza come nel caso della shockvertising) o sulla forma (distinzione chiara tra ciò che è espresso come puro messaggio pubblicità promozionale ed il contenuto con sottintesi informativi, ludici o altro, come nel caso della pubblicità ingannevole). Possono ugualmente esistere regolamentazioni riguardanti certi mezzi di trasmissione di pubblicità (come ad esempio i poster pubblicitari stradali vietati ad esempio in Trentino Alto Adige e in Spagna).

 

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